microricettività

Fenomenologia del “cugginhome stager”: chi è costui?

l’espressione di chi si imbatte nel “cugginhome stager”

Analisi del “cugginhome stager”, la figura professionale a cui si ricorre per non investire nell’home staging. Per la precisione, la figura non professionale che si diventa all’occorrenza

La definizione del concetto di “cuggino

Fenomenologia del “cugginhome stager”: chi è costui? Verrebbe facile accostare questa espressione al concetto di “cuggino”, ossia quella figura non professionale a cui qualcuno ricorre per risparmiare denaro, credendo di bypassare il lavoro di un professionista per raggiungere i suoi stessi risultati.

Chiarisco il concetto con un esempio: si deve creare un sito web? Si chiama un web master, che chiederebbe, che ne so, 2000 euro per fare un sito e, al momento in cui viene richiesta tale cifra, il cliente risponde: “Ah, ok. Ti ringrazio, lo faccio fare a mio cugino, che me lo fa gratis/si prende meno”. Da precisare che il cugino potrebbe essere bravo come il professionista e allo stesso livello oppure una schiappa. Ma è il cugino, anzi, “cuggino”, con due “g” per rincarare l’idea di qualcosa di rozzo, e si fa pagare poco, perché “fa il favore”. Un altro esempio: occorre fare un logo? Un grafico chiede, non so, 150 euro e il “cuggino” lo fa a 20. Teoria applicabile anche nell’ambito della fotografia professionale, ahimè, e in tanti altri campi.

Il “cugginhome stager” però è diverso

Il “cugginhome stager” si avvicina a quanto detto sopra, ma non lo è. C’è, infatti, una sfumatura. Per non fare un intervento di home staging, quando si vende/affitta una casa – che si tratti di un privato o di un’agenzia immobiliare- può succedere che non si chiami il “cuggino” per risparmiare sull’home staging: si può DIVENTARE direttamente “cuggino”, anzi “cugginhome stager”. Ecco che l’agente immobiliare che non ha fatto formazione come home stager si trasforma in “cugginhome stager” e, a modo suo, può creare un allestimento spesso di dubbia efficacia oppure esageratamente ricco di esercizi di stile(con, ad esempio, candele a profusione, nemmeno si trattasse di camere ardenti; cuscini sparsi per casa, col rischio che il visitatore inciampi su di essi; rami sul letto come se una burrasca avesse spalancato la finestra della camera; borse buttate per terra, ecc ecc).

Il “cugginhome stager” può anche essere un proprietario di casa, ovviamente, che, credendo di conoscere che cosa sia l’home staging, fa tutto da sé, tanto “basta che le foto siano belle” (sì, ma il letto è così lungo? Ah, ma era il grandangolo…). Stesso discorso vale per un host di una struttura micro-ricettiva. E spesso si notano finte valorizzazioni, che fanno ottenere alla casa un effetto ridicolo.

Può anche bastare ridipingere qualsiasi elemento con un colore neutro ed ecco che il “cuggihome stager” crede di aver “valorizzato” gli ambienti.

La verità sul termine “cugginhome stager”

La colpa di tutto questo è mia, poiché, per mera curiosità, ho di recente cercato online una casa vacanza del centro di Roma per cui avevo fatto un preventivo. Volevo capire se avessero fatto dei lavori. Per le micro-ricettività c’è un sistema diverso di operare, che non è proprio home staging: gli interventi si progettano con elementi che poi rimarranno nella casa e la casa, seppur preparata, non è allestita. Ma è comunque valorizzata. Il budget per questo lavoro era risicato, solo che l’host non voleva elementi della nota marca svedese di mobili, pretendendo arredi di design o realizzati da un falegname. Il rischio era che lavorassi gratis, insomma. Ma, soprattutto, lui voleva un lavoro di interior design, che non è il mio campo.

Dicevo, ho cercato questa struttura e ho scoperto che sì, sono stati fatti dei lavori, ma, soprattutto, pitturati di grigio tutti i mobili(in stile classico), rivestiti vecchi divani e aggiunti dei letti, sempre grigi. Il grigio è molto bello, in genere, ma non applicato in quel modo, in quella casa. Le stanze, poi, erano pitturate di arancione e verde, colori che col grigio, insomma… (l’arancione magari sì, ma non in quel modo). In questo caso, qualcuno si è trasformato in “cugginhome stager” e ha fatto il lavoro ed ecco perché ho pensato a questa espressione. Un lavoro discutibile e non chiedetemi chi sia. Si dice il peccato, ma non il peccatore.

Se, poi, invece, un home stager professionista avesse fatto questo lavoro, beh…non sono nessuno per giudicare, ma gli occhi ce li ho e mi stavano “sanguinando”. Lo giuro.

Non improvvisarti home stager: non ti conviene, perchè otterrai l’effetto contrario!

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