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La casa e le emozioni – la “30 giorni dell’abitare challenge” e il suo perché

30 giorni dell'abitare challenge
Una stanza in stile hygge, foto dal web

Chi segue la pagina Facebook e il profilo Instagram di Heart Staging saprà già che cosa sia la “30 giorni dell’abitare challenge”, partita il 20 aprile 2020 sui succitati social.

Ecco la “30 giorni dell’abitare challenge”. Innanzi tutto, se non segui ancora i miei social, allora ti invito a farlo: Heart Staging Rome su Instagram e Heart Staging – home staging a Roma su Facebook. E ora, finalmente, posso parlarti della challenge. Perché ho deciso di lanciarla? Per tenere vivi gli account durante il lockdown per colpa del Coronavirus Covid-19? Può darsi. Ma non è il primo motivo e, soprattutto, non è quello principale. Il vero motivo per cui ho lanciato questa sfida-gioco è che non solo non è una vera sfida, ma è modo alternativo per entrare nella “casa” intesa come concetto e nelle emozioni che ne sono il contorno.

Sì, perché è tempo di capire come il valore di una casa e l’emozione che suscita il viverla siano diventati un vero focus, alimentato dall’home staging e da tutto il mercato della comunicazione immobiliare. La casa ha protetto le persone da un virus terribile, pronto a contagiare a ogni minimo passo falso, leggerezza o noncuranza. Essa è il centro dell’abitare e del vivere e-più che mai- è il luogo che, in tutto il mondo, si è proposto come difensore da un nemico apparentemente invisibile e che, se sottovalutato, presenta il suo terribile conto.

La dimora come centro del vivere, dell’abitare, del difendersi e anche come luogo di lavoro. Lo smart working si è mostrato una soluzione vincente, anche se casa e lavoro vanno distinti, anche dal punto di vista dell’impostazione mentale. La casa è casa e il lavoro è lavoro. Ma è la casa, spesso, ad aver salvato il lavoro, almeno in larga parte. E allora perché non metterla al centro di tutto attraverso le sue sfumature?

Stanza con piante, foto dal web

Com’è la challenge

Allora, ecco che nella challenge, attraverso foto soprattutto dal web, ho proposto diverse case (non sono tutti interventi di home staging, ma rispecchiano comunque il concetto della casa “valorizzata”) come quella nello stile hygge, ma anche feng shui, giapponese oppure ambienti come cucine, bagni, camere, mansarde. Sono anche andata indietro nel tempo, fino agli ’70 e ’80. Ovviamente, sempre belle foto di case ben preparate. Tutto questo, che si sviluppa nell’arco di 30 giorni e rispettando quotidianamente un tema, è stato pensato non solo per coinvolgere gli utenti o i colleghi home stager e non, ma anche per mettere al centro la casa e le persone che vivono le sue emozioni. L’home staging è uno strumento di comunicazione e si occupa di persone, le case sono una scusa per farlo.

Una persona che deve vendere o affittare casa deve capire il valore di ciò che sta vendendo o affittando, anche attraverso un gioco che mostra delle case ben valorizzate. Perché una casa che si presenta bene ha più chance di attirare visite e proposte di acquisto o affitto. L’home staging, ora come ora, deve comunicare tutto questo, arrivando alle persone e mostrando come una casa qualsiasi debba diventare “La casa”, cioè quella dei visitatori che, tramite agenzie o privati, sentiranno già come propria.

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