Che cos'è l'home staging, Credere nell'home staging, Neuromarketing

Raccontare la casa e le emozioni

Un casa accogliente
foto dal web

Questo breve raccontare la casa e le emozioni è nato da una richiesta di Loredana Catena e Chiara Gnignera di Case Valorizzate (Viterbo), per il loro gruppo di facebook Valorizziamo il tuo tempo, dedicato alla casa e all’abitare. Mi hanno, infatti, ospitata nel loro gruppo per “raccontare la casa” e, siccome, oltre a essere home stager, io scrivo per lavoro e per passione, allora non potevo tirarmi indietro davanti alla loro bellissima richiesta. Home Staging, l’abitare e la bellezza del concetto di “casa”.

La casa non ha una voce, perché non ne ha bisogno

La casa non ha una voce, perché non ve ne è affatto bisogno. La casa non deve esprimere un’emozione né ostentarla né urlarla, perché è essa stessa emozione. Ne è l’essenza per eccellenza, la stessa che si concretizza ogni volta che giriamo la chiave nella toppa della porta d’ingresso.

Ecco che, quando entriamo in casa, quest’ultima ci chiede di viverla, di prendercene cura, di carpire il suo valore. Ci fondiamo con la nostra abitazione, che ci chiede un rispetto mai fine a se stesso, ma finalizzato a restituirci benessere, accogliendoci in ogni momento della giornata. Se rientriamo a casa stanchi dal lavoro o dopo aver discusso con qualcuno oppure, al contrario, dopo aver fatto shopping o aver condiviso spensierati momenti di convivialità con le persone che ci fanno stare bene, ci sentiamo coccolati da lei, pronta ad ascoltarci.

Infatti, la casa non parla, ma ha orecchie per sentirci, ha occhi per guardarci mentre, stanchi e/o felici, ci sediamo sul divano a sorseggiare una bevanda o ci mettiamo a tavola a gustare un pasto squisito oppure ci sdraiamo a riposare su un morbido letto.

La casa osserva ogni nostro gesto, senza giudicarlo, e ascolta il nostro stato d’animo, facendolo suo. La casa non ha una voce e, fino a quando non avremo riconosciuto pienamente la sua forza, il suo silenzio riecheggerà dolce nella nostra vita, a ricordarci di lei. E allora sì che ci parrà di sentire la sua voce, quella che userà per dirci “Grazie”.

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